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Una volta Storo

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"Storo è un borgo simpatico coi muri adorni  di viti, con ampie piazze, belli e abbondanti   fontane, e con case alte di buona costruzione. Nelle case rustiche si notano certe grandi carrucole che servono a tirare le messi sui solai. Garibaldi lo scelse a sede del suo quartier generale dal 13 al 20 luglio 1866."

(Cesare Battisti)

"Storo si può che sia la capitale di  un infinito numero di paesetti, che rompono a quando a quandao la selvaggia asperità di quei luoghi. E' un paese abbastanza grosso, ma privo di ogni grazia di Dio."

(Eugenio Cecchi, garibaldino,1866)

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Solai enormi, e muri scortecciati

e diseguali finestre

ove corruschi

s'affacciano geranei e ciclamini;

 

viti contorte e pampini ingialliti

e festoni di pannocchie

incandescenti

al limpido d'ottobre ultimo sole.

 

Carri che rientran carichi di fieni

e cicalar di vecchine

accocolate

sopra consunte rampe di gradini.

 

Enigmatici sguardi di caprette

all'ansito indifferenti

 

 

 

dei campagnuoli

e alla remota vocxe del capraio;

 

pigro ruspar di garrule galline,

lento scrosciar di fontane

e ruminare

pacifico di mucche nelle stalle.

 

E tosto è sera. E sul calar del sole,

di giovani e di fanciulle

cori improvvisi

a cantare di alpini e pastorelle.

 

e di pudichi d'altri tempi amori.

E poscia? Silenzio e pace:

la vera pace

di chi non maledice la fatica

 

(Così Nino Scaglia vedeva

Storo 80 anni fa)

 

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